Gli Stati Uniti hanno avviato una revisione formale della propria presenza militare in Europa, segnalando che Washington si aspetta che gli alleati europei assumano una responsabilità molto maggiore per la difesa del continente, mentre l’attenzione strategica americana si sposta sempre più verso l’Indo-Pacifico.

Intervenendo giovedì a una riunione dei ministri della Difesa della NATO a Bruxelles, il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha annunciato che il Pentagono condurrà nei prossimi mesi una revisione dello schieramento delle forze americane in Europa. Pur senza indicare specifiche riduzioni delle truppe, il messaggio rivolto agli alleati è stato inequivocabile: l’Europa deve prepararsi a un futuro in cui gli Stati Uniti avranno un ruolo meno dominante nella sua difesa convenzionale.

“Non ci sono dubbi: questa sarà una vera revisione. Sarà progettata per garantire che la NATO si muova rapidamente e irreversibilmente verso una situazione in cui sia l’Europa a guidare, assumendosi la responsabilità principale della difesa del continente”, ha dichiarato Hegseth, descrivendo il processo come parte di uno sforzo più ampio per assicurare che l’Alleanza si muova “rapidamente e irreversibilmente verso un’Europa che assuma la leadership e la responsabilità primaria della difesa europea”.

L’annuncio rappresenta una delle indicazioni più chiare finora del fatto che l’amministrazione Trump intenda ridefinire il rapporto di sicurezza transatlantico, non abbandonando la NATO ma modificando la divisione delle responsabilità all’interno dell’Alleanza.

Per anni, le successive amministrazioni statunitensi hanno esortato i governi europei ad aumentare la spesa per la difesa. Sotto il presidente Donald Trump, tuttavia, la pressione è diventata più diretta, con Washington che sostiene sempre più apertamente che l’Europa non possa continuare a fare affidamento indefinitamente sulle garanzie militari americane senza sviluppare adeguate capacità autonome.

Hegseth ha criticato apertamente i membri della NATO che continuano a rimanere indietro rispetto agli obiettivi concordati di spesa militare, avvertendo che Washington non esiterà a identificare pubblicamente gli alleati meno performanti.

“Ce ne sono alcuni che devono ancora fare di più, e saremo sinceri su questo, sia in privato sia in pubblico. Credo che sia importante: gli amici devono essere onesti con gli amici”, ha dichiarato Hegseth.

Sebbene non abbia nominato Paesi specifici, le sue parole sembravano rivolte ai governi che sono rimasti riluttanti ad aumentare significativamente le proprie spese militari, tra cui la Spagna, che ha ripetutamente mantenuto una posizione prudente rispetto alle ambizioni di spesa della NATO.

Il capo del Pentagono si è spinto oltre collegando la condivisione degli oneri alle recenti crisi geopolitiche. Hegseth ha accusato diversi alleati europei di non aver sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti durante il loro confronto militare con l’Iran, sostenendo che alcuni governi avrebbero negato l’accesso a basi, porti o spazi aerei quando Washington aveva richiesto assistenza operativa.

Gli Stati Uniti hanno difeso l’Europa per generazioni, ha affermato Hegseth, sostenendo che le richieste americane durante il conflitto siano state accolte con riluttanza, obiezioni legali e critiche pubbliche.

“Troppi alleati hanno detto no, oppure hanno cercato di sommergerci con argomentazioni giuridiche astratte, o ci hanno criticato pubblicamente per aver fatto ciò che loro non erano pronti o in grado di fare autonomamente. È stato vergognoso”, ha dichiarato Hegseth.

Le sue parole evidenziano una crescente frustrazione all’interno di alcune componenti dell’amministrazione statunitense, secondo cui alcuni governi europei continuano a beneficiare delle garanzie di sicurezza americane pur esitando a sostenere le iniziative militari di Washington all’estero.

La revisione degli schieramenti militari arriva parallelamente a una riduzione delle capacità che gli Stati Uniti avevano assegnato preventivamente alle strutture di pianificazione della NATO.

Secondo le informazioni condivise con gli alleati, Washington intende ridurre il numero di velivoli da combattimento, droni, capacità di rifornimento in volo e risorse navali destinati ai piani di emergenza dell’Alleanza. Secondo alcune indiscrezioni, gli aerei da combattimento F-15 e F-15E assegnati alla pianificazione NATO potrebbero diminuire di circa un terzo, mentre le assegnazioni di droni da sorveglianza MQ-4 e MQ-9 potrebbero essere dimezzate.

Sebbene il segretario generale della NATO Mark Rutte abbia cercato di minimizzare le preoccupazioni immediate, ha riconosciuto che le riduzioni sono già in corso.

“È immediato”, ha dichiarato Rutte, sottolineando tuttavia che, in caso di un conflitto su larga scala, tutti gli alleati, compresi gli Stati Uniti, mobiliterebbero le loro massime capacità disponibili.

Tuttavia, diversi funzionari europei hanno espresso preoccupazione per il fatto che alcune delle capacità ridimensionate non possano essere facilmente sostituite. Il rifornimento aria-aria, i sistemi di attacco a lungo raggio e le avanzate piattaforme di intelligence, sorveglianza e ricognizione rimangono ambiti nei quali molti eserciti europei continuano a dipendere fortemente dal sostegno americano.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha messo in guardia contro una riduzione troppo rapida, sostenendo che un calo delle capacità senza adeguate sostituzioni potrebbe creare “pericolosi vuoti” nella postura difensiva europea.

Il dibattito riflette una realtà strategica più ampia con cui i governi europei devono confrontarsi. La guerra della Russia contro l’Ucraina ha evidenziato l’importanza della prontezza militare, mentre l’incertezza sul livello di coinvolgimento statunitense nel lungo periodo sta accelerando le discussioni sull’autonomia della difesa europea.

La prospettiva di una riduzione della presenza militare americana ha già spinto alcuni alleati europei a segnalare la disponibilità a colmare parte del vuoto.

Il Belgio ha annunciato che aumenterà il proprio contributo alle forze NATO di risposta alle crisi, anche attraverso il dispiegamento di caccia F-16 e droni MQ-9B SkyGuardian. Tuttavia, i funzionari europei riconoscono che sostituire alcune capacità americane sarà molto più difficile. In particolare, l’Europa continua a non disporre di sufficienti sistemi di attacco in profondità, capacità strategiche di supporto e alcune risorse di intelligence e sorveglianza. Secondo dati citati da Reuters, il numero di caccia statunitensi F-15 e F-15E assegnati alla pianificazione NATO potrebbe ridursi di circa un terzo, mentre le assegnazioni di droni MQ-4 e MQ-9 potrebbero dimezzarsi, evidenziando la portata della sfida per gli eserciti europei.

Per Rutte, tuttavia, il cambiamento non dovrebbe essere interpretato come un disimpegno americano, bensì come la fase successiva dell’evoluzione della NATO.

“La NATO 3.0 sta davvero prendendo forma”, ha dichiarato il capo dell’Alleanza, descrivendo il processo come l’emergere di “un’Europa più forte in una NATO più forte”.

Secondo questo modello, Washington continuerebbe a fornire deterrenza nucleare e capacità strategiche fondamentali, mentre gli alleati europei assumerebbero una responsabilità maggiore per la difesa convenzionale del continente.

Hegseth ha ribadito questa visione, sostenendo che la NATO debba tornare a essere “una vera alleanza militare dura e determinata”, capace di scoraggiare le principali minacce attraverso la forza militare e non soltanto attraverso dichiarazioni politiche.

Il capo del Pentagono ha inoltre indicato il bilancio della difesa da 1.500 miliardi di dollari previsto dall’amministrazione per l’anno fiscale 2027 come prova del fatto che gli Stati Uniti non si stanno ritirando dagli impegni di sicurezza globale, ma stanno riposizionando le proprie risorse in vista delle sfide future.

Per l’Europa, tuttavia, il messaggio arrivato da Bruxelles è stato chiaro. L’epoca in cui il continente poteva fare affidamento in modo prevalente sulla potenza militare americana potrebbe essere giunta al termine. La capacità dei governi europei di colmare rapidamente le lacune che ne deriveranno potrebbe diventare una delle questioni di sicurezza più decisive del decennio.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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